METAFISICA


Stampa 12 Agosto 2003

Democrazia, killer della metafisica

Si svolge in questi giorni a Istanbul il' XXI Congresso Mondiale di Filosofia, sul te­ma "La filosofia di fronte ai problemi del mondo". Nella prima giornata una delle relazioni (La fine della filosofia nell'eta della democrazia) affidata a Gianni Vattimo. pubblichiamo uno stralcio.

Gianni Vattimo

Per discutere del ruolo attuale della filosofia nelle nostre societa tardo-moderne o post-moderne, Ë forse utile sottolineare le analogie che sussistono tra un libro come "La societa aperta" e i suoi nemici di Karl Popper e le idee che Heidegger ha esposto in molte sue opere, per esempio nella conferenza "La fine della filosofia e il compito del pensiero del 1964". E oviamente un accostament paradossale, soprattutto per che Heidegger non sembra proprio un pensatore appassionatamente "democratico".

Eppure le ragioni che muovono Popper a schierarsi contro Platone sono fondamentalmente le stesse che muovono Heidegger nella sua polemica contro la metafisica che, come egli scrive appunto in apertura di quella conferenza, e sempre platonismo dall'antichita fino a Kant, Hegel, Nietzsche.

Se infatti, a posto dell'espressione di Popper ´societa apertaª, scriviamo il termine heideggeriano Ereignis, "evento", non tradiamo ne le intenzioni di Popper ne quelle di Heidegger, anche se nessuno dei due sarebbe forse d'accordo con questa piccola "violenza" ermeneutica.

Popper ritiene che PIaton sia un pericoloso nemico dell societa aperta perchÈ ha un concezione essenzialistica de mondo: tutto cio che e reale risponde a una legge che e data come struttura stabile dell'essere, e anche la societ‡ non deve far altro che adeguarsi a questo ordine essenziale. PoichÈ chi conosce l'ordine essenziale delle cose sono i filosofi, a loro spettera il comando della società.

La funzione che i filosofi - oppure, oggi, gli scienziati, i tecnici, gli esperti - si sono attribuiti nei secoli, di supremi consiglieri dei principi, e strettmente legata a questa convinzione di base: che per l'individuo e le società si tratti sempre di corrispondere a un ordine oggettivamente dato che vale anche come sola possibile norma morale.

Ora, cio che Heidegger chiama "metafisica" e per l'appunto l'idea dell'essere come di un ordine dato oggettivamente una volta per tutte, Se l'essere a una struttura data una volta pertutte, non pensabile alcuna apertura della storia ne alcuna libertà.

Naturalmente, una visione simile e rassicurante di quella tragica, caratteristica secondo Nietzsche degli albori del pensiero greco; ma la rassicurazione, potremo aggiungere noi, vale soprattutto i per coloro che gi stanno sicuri nell'ordine esistente, e per questo, soprattutto, lo riconoscono come razionale e degno di valere per sempre.

È interessante notare che, nelle stesse prime pagine della sua conferenza sulla fine della filosofia, Heidegger cita, pro­prio accanto al nome di Platone, quello di Karl Marx, come colui che ha già attuato, prima di Nietzsche, il rovescismento della metsfica e cioè del platonismo.

Non intendo dire, con questo, che si possa colmare del tutto il salto tra il rovesciamen­to marxiano e quel ´superamento' della metafisica a cui Heidegger stesso pensa. Ma sicura­mente non Ë arbitrario, quando si cerca di capire come e perchè, per Heidegger, la metafisica si a imposta nel pensiero occidentale, richiamarsi alle idee marxiane sulle origini dell'alenazione nella divisione sociale del lavoro. Ora, con Heidegger, Popper, e prima con Nietzsche e Marx, per gran parte del pensiero di oggi la filosofia intesa come metafisica e finita.

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